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Quadro dei disturbi dell’apprendimento
disturbo di lettura (dislessia)
disturbi di scrittura (disgrafia e disortografia)
disturbo del calcolo (discalculia)

 

Secondo la spiegazione fornita dalla European Dyslexia Association (http://www.dyslexia.eu.com/):
“La dislessia è una condizione congenita che molti ricercatori considerano come una differenza organica trasmessa geneticamente al centro cerebrale del linguaggio. Non è causata da handicap mentale, da un difetto sensoriale, da disturbi emozionali o privazioni culturali. Si credeva che ci potessero essere una varietà di cause, ma recenti ricerche hanno identificato un ‘gene’ come causa possibile. Spesso il problema può essere messo in relazione con una differenza organica nel cervello, che può essere ereditaria.”
La dislessia non è una malattia e ovviamente non esiste una cura, per cui una persona dislessica lo sarà per tutta la vita e dovrà sviluppare strategie per compensare le sue difficoltà.
La dislessia esiste in qualsiasi parte del mondo, qualunque sia la cultura o la lingua, e colpisce circa l’8% della popolazione (il 4-5% in Italia), che soffre di qualche sindrome che possa inibire l’apprendimento. Possono rimanere gravemente colpiti il 2-4% della popolazione mondiale.
Le persone dislessiche sperimentano difficoltà nel processo del linguaggio sia scritto che orale. Oltre ad avere problemi nel padroneggiare la lettura, la scrittura e l’ortografia, molte di queste persone confondono le direzioni, le sequenze, le lettere, le desinenze, le parole o i numeri la cui ortografia o pronuncia sono simili. Malgrado l’intelligenza e la motivazione, senza una diagnosi e un supporto, i bambini dislessici non apprendono come i loro compagni; una volta fatta la diagnosi, le persone dislessiche possono essere aiutate nel loro apprendimento da un insegnamento specialistico, che sia orientato al successo, strutturato e sistematico. Questi individui hanno bisogno di aiuto ed incoraggiamento.
La dislessia non implica mancanza di intelligenza; molti dislessici dopo aver ricevuto un supporto adeguato a scuola o da un insegnante privato continuano i loro studi fino a laurearsi”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri D.S.A, come disabilità nella capacità di lettura, di scrittura e nel calcolo aritmetico che si manifestano nonostante i normali metodi di insegnamento. Queste indicazioni sono recepite nell’ambito della classificazione diagnostica dell’ICD10, nella quale i D.S.A. rientrano nei codici:
F 81.0 disturbo specifico della lettura
F 81.1 disturbo specifico della compitazione
F 81.2 disturbo specifico delle abilità aritmetiche
F 81.3 disturbi misti delle capacità scolastiche (ove siano presenti più di uno dei disturbi specifici sopra indicati).

La “Consensus Conference”, composta dalle maggiori associazioni mediche di settore, precisa che tali disturbi si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali e nell’ambito di un percorso scolastico nella norma.

– Considerando che questi problemi interessano statisticamente circa uno studente per classe e comunque almeno un milione e mezzo di persone della popolazione italiana,
– Si deve garantire il diritto all’istruzione e i necessari supporti agli alunni con DSA, favorendone il successo scolastico, riducendo i disagi formativi ed emozionali, che, di norma, la legge 104/92 trova applicazione solo nei casi di particolare gravità,
– Auspicando al più presto una legge che riconosca questo tipo di problemi.
Particolare rilevanza nei mezzi riabilitativi e compensativi dei DSA rivestono le Nuove Tecnologie che possono venire utilizzate fin dai primi anni della scuola elementare (a fini riabilitativi) e sicuramente, dove necessario, dall’inizio della scuola media (a fini compensativi) fino al mondo del lavoro.

Dislessia

La principale caratteristica di questa categoria è che il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura)lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino NON deve presentare: deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici. Tale disturbo è determinato da un’alterazione neurobiologica che caratterizza i DSA (mal funzionamento di alcuni gruppi di cellule deputate al riconoscimento delle lettere-parole e il loro significato).

La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e continuo. Leggere e scrivere sono considerati atti così banali e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico.
La dislessia si manifesta con un elevato numero di errori commessi durante la lettura che risulta troppo lenta e con difficoltà nella comprensione del testo scritto.
La Consensus Conference ha ribadito l’importanza di promuovere la ricerca per identificare il disturbo di comprensione del testo come separato da quello di decodifica (correttezza e rapidità).
Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l’inversione di lettere e di numeri (es. 31 – 13) e la sostituzione di lettere omofone (m/n; v/f; b/d). Spesso non riesce ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno. Può fare confusione nei rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni;lettura dell’orologio), talvolta può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. In alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nella capacità di attenzione e di concentrazione. Come coseguenze della dislessia il bambino finisce con l’avere problemi psicologici, quale demotivazione e scarsa autostima talvolta espressi anche con irritabilità e ipercinesie.
Il bambino appare solitamente disorganizzato nelle attività (sia a casa che a scuola), ha difficoltà a copiare dalla lavagna e a ricordare le istruzioni impartite oralmente.

Disgrafia

Disturbo di Scrittura – disgrafia

Il disturbo di scrittura che si evidenzia nella disgrafia fa riferimento alla incapacità di scrivere con una calligrafia leggibile, riguarda le abilità esecutive della scrittura e incide sui tempi e sulla regolarità di realizzazione dello scritto.

Questo sempre in soggetti di intelligenza normale, privi di danni neurologici o di handicap percettivo-motorio.

Il rallentamento o la scarsa leggibilità della grafia possono costituire un problema notevole.

Questi alunni sono molto lenti nella produzione scritta (comporre testi, nel dettato, nella copia,…) e solitamente hanno difficoltà a comprendere ciò che essi stessi hanno scritto.

Solitamente questo disturbo si presenta associato agli altri Disturbi Specifici di Apprendimento.

 

In questa pagina presentiamo 2 esempi: in alto un aluno di quinta superiore, in basso un alunno di quarta elementare. Pur permanendo in entrambi gli elaborati la leggibilità complessiva, sono evidenti le difficoltà che gli stessi alunni dislessici possono incontrare nella rilettura dei loro scritti.

 

Disortografia
Disturbo di Scrittura – disortografia

La disortografia si riferisce alla difficoltà di tradurre correttamente i suoni che compongono i simboli grafici. Questi alunni presentano seri problemi sul piano grammaticale e ortografico, nel comporre testi, nel dettato, nella copia, con errori caratteristici con errori di tipo fonologico (l’inversione, la sostituzione, l’omissione di lettere, associazione fonemi e grafemi: m/n, v/f, b/d), errori non fonologici (associazione tra parole e rappresentazione ortografica, essi riguardano come la scrittura della parola es. al posto di “hai” scrivono “ai”), errori fonetici (doppie e accenti). E’ un disturbo presente in alunni con normale quoziente intellettivo e in assenza di deficit neurologici e sensoriali, con adeguate opportunità educative e didattiche.
L’alunno spesso non riesce ad imparare le informazioni in sequenza (alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno), può fare confusione per ciò che riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra, ieri/domani, mesi/giorni….), questa confusione si ripercuote sull’apprendimento dell’analisi grammaticale e logica che vengono apprese con difficoltà. Per sopperire questi apprendimenti, la nota ministeriale prot. n. 4099/A/4 del 5/10/2004, consente l’uso di tabelle, mappe (anche in situazioni di verifica) con valutazione delle prove scritte con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma. 

Nell’esempio lo scritto di un alunno di quinta elementare. 

Discalculia

Disturbo del Calcolo

Il disturbo del calcolo (discalculia) si concretizza nella difficoltà del processamento numerico (scrittura dei numeri es. 13 invece di 31 e identificazione degli ordini di grandezza), nella numerazione regressiva, negli algoritmi del calcolo (mentale o scritto) e nel ragionamento logico. Solitamente è associato a deficit di lettura, scrittura, coordinazione, attenzione e memoria. Ha una prevalenza percentuale inferiore a quella della dislessia, ma sono pochissimi i casi di alunni discalculici e non dislessici.
Questi alunni non sono in grado di memorizzare le tabelline, le formule, le regole (anche quando sembrano apprese, questo processo è labile e limitato nel tempo).
Spesso i risultati di questi alunni sono incongruenti (come spesso accade nei DSA) riuscendo talvolta a raggiungere gli obiettivi proposti e non riuscendoci il giorno successivo. Questa evidenza confonde i docenti, che non sanno che è proprio una caratteristica peculiare del disturbo. Questo conduce a valutazioni affrettate che giudicano l’alunno come pigro, svogliato e incostante nello studio.
Invece gli alunni discalculici (come i dislessici, disgrafici e disortografici) hanno una intelligenza nella norma, non presentano danni neurologici e hanno avuto una istruzione adeguata, ma non riescono ad apprendere l’aritmetica di base (tabelline, metodi di calcolo, lettura e scrittura scorretta dei numeri,…). Queste difficoltà, in apparenza banali, provocano una serie di errori e di conseguenti incertezze nella matematica e nelle materie scientifiche che influiscono pesantemente sull’autostima degli alunni.

Ostacoli

Talvolta chi lavora spesso con alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento si rende conto che la vera sfida è “educare coloro che non ce l’hanno”. Perché l’alunno con DSA è solitamente un bambino o ragazzo normalissimo, con un buon carattere, una notevole prontezza intellettuale, ma si arena sulle abilità strumentali più banali (come il leggere, lo scrivere, il far di conto che di solito si apprendono nei primi anni di scuola). Non portando l’evidenza del suo stato, che non è palese come la cecità o la presenza di una carrozzina a rotelle, gli si chiedono spessissimo performances irraggiungibili (non si chiederebbe mai ad un non vedente di che colore è un vestito, ma talvolta si chiede a un dislessico di leggere o di scrivere “bene, correttamente e senza errori”…). 

 

Questi alunni, per la stessa mancanza di “evidenza” della loro difficoltà e perché a causa di livelli bassissimi di autostima se ne vergognano, cercano di nascondere il loro problema imponendosi una fatica e tempi spesso tripli a quelli dei compagni per riuscire a raggiungere i medesimi obiettivi.
Dall’adolescenza poi, con la necessità di omologazione e di approvazione, rifiutano spesso di utilizzare le tecnologie (che ritengono li mettano in evidenza rispetto ai compagni). L’alunno con DSA, se non identificato alla scuola elementare, soprattutto nelle classi di scuola media e superiore, tende a nascondersi e a farsi ignorare, fino a quando i suoi risultati scolastici non rendono la situazione catastroficamente evidente (bocciatura).
Anche gli insegnanti talvolta si arroccano su posizioni che ci conducono, per un malinteso senso di “giustizia”, a trattare obbligatoriamente tutti gli alunni nello stesso modo; per “non fare differenze”, perché non si pensi che hanno “alunni preferiti”, perché “è giusto così”. Le capacità degli alunni con DSA sono però differenti da quelle dei compagni e si esprimono diversamente, quindi per poter dare a tutti le medesime opportunità formative diviene necessario trattare ciascuno secondo le necessità che manifesta, quindi diversamente l’uno dall’altro: con una programmazione individualizzata e utilizzando i mezzi compensativi e dispensativi.
A questo punto la difficoltà degli operatori scolastici diviene quella di riuscire a coniugare questa necessità con l’eventuale pretesa degli stessi alunni e dei loro genitori di “renderli forzatamente uguali a tutti gli altri”, fraintendendo il concetto di integrazione e di pari opportunità.

Opportunità

La grande opportunità dei ragazzi con DSA è quella di essere nati in un’epoca in cui questa difficoltà può essere riconosciuta. Solo quindici anni fa non era realizzabile. Nonostante ciò, ancora oggi questi studenti vengono sovente scambiati per alunni svogliati, pigri, poco volenterosi; negli anni settanta erano catalogati come “asini” che non imparavano a leggere e scrivere. Risultava incomprensibile e frustrante per professori e genitori la loro “resistenza” all’apprendimento, non si comprendeva come fosse possibile che le lettere, le tabelline e le basi del calcolo, faticosamente imparate nei mesi, scomparissero nel lasso di una estate.
Oggi sappiamo che essi non sono e non ne erano responsabili, che la causa è neurobiologica, e talvolta anche di origine genetica. Dall’avvento delle Nuove Tecnologie abbiamo mezzi che ci possono aiutare per insegnare loro secondo le attidutini che manifestano. Essi apprendono soprattutto attraverso i sensi della vista e dell’udito, sono spesso alunni molto più creativi di altri. La loro creatività si esprime in modi diversi: con la fantasia, con il disegno, la capacità di costruire e la manualità, con il movimento e l’uso del corpo… 

 

Il maggior problema di questi ragazzi è la disistima che spesso hanno di sé stessi. Essi stessi per primi non comprendono la ragione per la quale non riescono a fare cose che per i loro compagni sono così semplici, avvilendosi e non ritenendosi all’altezza. L’insegnante deve, per prima cosa, rendersi conto che un alunno dislessico ha solo un diverso stile di apprendimento e impara le cose con modalità differenti, si stanca con facilità e necessita di maggiore concentrazione degli altri per comprendere i medesimi concetti, può leggere un brano correttamente (anche con sufficiente rapidità) ma non comprenderne il significato, può avere difficoltà a scrivere e leggere cifre, a imparare le tabelline, le regole grammaticali, e con qualsiasi cosa che renda necessario interpretare dei simboli (note musicali). I suoi risultati sono discontinui e spesso incompresibili (una cosa che sa fare oggi, domani scompare). Può scrivere ripetendo parole o lettere od ometterle completamente. E’ spesso un alunno insicuro, incerto, che chiede continuamente conferme e che se ne sente tormentato. Non riece a prendere appunti (non sa ascoltare e scrivere contemporaneamente) e spesso si distrae con grosse difficoltà nel ritrovare il punto al quale era rimasto.
L’alunno è comunque sempre lento (e si sente pressato dal tempo che per ciò che deve fare non è mai sufficiente).
 

 

Di conseguenza il comportamento dell’Insegnante deve essere volto a

  • Collaborare alle iniziative di screening
  • Individuare i casi a rischio
  • Attuare trattamenti preventivi (esercizi per le abilità fonologiche soprattutto nella scuola primaria)
  • Indirizzare i casi a rischio alla valutazione diagnostica
  • Cercare la collaborazione di servizi e famiglia
  • Modificare la didattica tenendo conto dei dati forniti dai servizi sanitari
  • Favorire l’autostima
  • Incoraggiare e lodare
  • Condurre ogni sforzo per costruire la fiducia dell’alunno, attraverso lo sviluppo delle sue attitudini superiori in campi quali: la musica, lo sport, il disegno, la tecnologia, la scienza, la recitazione
  • Trovare qualcosa in cui è bravo
  • Assegnare meno compiti
  • Valutare il contenuto del lavoro scritto, non l’ortografia
  • Valutare le risposte orali
  • Dargli più tempo per copiare alla lavagna
  • Lasciarlo lavorare con il testo aperto
  • Fargli capire che si è interessati alla sua difficoltà
  • Attuare provvedimenti compensativi e dispensativi

 

L’insegnante è sostenuto nel suo percorso educativo da note e circolari del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca che sono state redatte dal 2004 ad oggi:
prot. n. 4099/A/4 del 5/1
prot. n. 26/A del 5/1/2005
prot. 1787 uff.VII del 1/3/2005
prot. n. 4798/A/4 del 27/7/2005
ORDINANZA MINISTERIALE N. 22 del 20-02-2006 prot. n.1649 ART. 12 PUNTO 7 (pag. 21-22 )
In data 10 maggio 2007 sono uscite altre due circolari ministeriali, la 4600 e la 4674, la prima di precisazioni sulla modalità di esecuzione dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione nelle scuole paritarie e statali, la seconda di indicazioni operative sui Disturbi Specifici di apprendimento.
Scrutini ed esame di Stato a conclusione del primo ciclo di istruzione (terza media) – Anno Scolastico 2007-08 CM del 14 marzo 2008 n. 32
Le riforme “Moratti” e “Fioroni” prevedono per gli alunni la costruzione di programmazioni individualizzate
Il DdL che converte in legge il DM 137 del 1 sett. 2008 all’art. 3 com 5 sottolinea che la valutazione degli alunni dovrà effettuarsi tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni.
E in Emilia Romagna dalle note dell’Ufficio Scolastico Regionale (vedi pag della normativa).

Soluzioni

Uno dei principali obiettivi che la scuola dovrebbe avere per TUTTI i suoi alunni è di cercare in ogni maniera di prevenire l’insuccesso e lo scarso rendimento scolastico, favorendo l’apprendimento, aiutando l’alunno a gestire i disagi emotivi (ansia, disistima, aggressività, demotivazione), adattando le proposte didattiche alle difficoltà dei singoli alunni.

Si può dire che una didattica a misura di Disturbi Specifici di Apprendimento è una didattica per tutti, ma non è vero il contrario.
Le note ministeriali prot. n. 4099/A/4 del 5/1 e segg. citano i mezzi compensativi e dispensativi applicabili con gli alunni con DSA: 

 

Mezzi Compensativi

  • registratore
  • videoscrittura (correttore ortografico)
  • sintesi vocale
  • scanner
  • cd rom e/o videocassette
  • schemi e/o mappe cognitive
  • libri parlanti
  • calcolatrice
  • tavola pitagorica
  • tavola additiva e sottrattiva
  • striscia numerica e alfabetica
  • tabelle riassuntive

 

Mezzi Dispensativi:

  • utilizzare il carattere maiuscolo (es. lavagna)
  • carico minore di attività
  • tempi più lunghi
  • prove orali invece che scritte
  • interrogazioni programmate
  • valutazione dei contenuti
  • non imporre un carattere di scrittura


Ricordiamo che circa la metà dei ragazzi dislessici viene riconosciuta, di questi solo un quarto degli alunni diagnosticati ha una certificazione L104/92, tutti gli altri hanno solo una “segnalazione” scolastica (di specialista pubblico o privato) che attiva la nota ministeriale suddetta. 

Quindi a TUTTI gli insegnanti, anche a quelli curricolari, si chiede di:

  • Collaborare alle iniziative di screening (soprattutto nella scuola primaria)
  • Individuare i casi a rischio (sempre)
  • Attuare trattamenti preventivi (esercizi per le abilità fonologiche nella scuola primaria)
  • Indirizzare i casi sospetti o a rischio alla valutazione diagnostica (sempre)
  • Cercare la collaborazione di servizi e famiglia
  • Modificare la didattica (possibilemente tenendo conto delle note e circolari ministeriali e/o dei dati forniti dai servizi sanitari)
  • Favorire l’autostima
  • Incoraggiare e lodare
  • Costruire la fiducia dell’alunno, evidenziando e sviluppando lesue attitudini in campi quali: la musica, lo sport, il disegno, la tecnologia, la scienza, la recitazione
  • Insomma: trovare qualcosa in cui è bravo!
  • Assegnare meno compiti
  • Valutare il contenuto del lavoro scritto, non l’ortografia
  • Valutare le risposte orali
  • Dargli più tempo (sempre) anche per copiare alla lavagna
  • Lasciarlo lavorare con il testo aperto o gli appunti e i formulari
  • Fargli capire che si è interessati alle sue difficoltà
  • Attuare provvedimenti compensativi e dispensativi

 

Viceversa si raccomanda di NON:

  • farlo leggere a voce alta (a meno che egli non lo richieda espressamente)
  • definirlo lento, pigro, svogliato o stupido
  • metterlo in ridicolo davanti ai compagni
  • correggere tutti gli errori nei testi scritti
  • dare liste di parole da imparare a memoria
  • farlo copiare dalla lavagna
  • fargli prendere appunti
  • farlo ricopiare il lavoro già svolto
  • paragonarlo ad altri
  • fargli cambiare l’ortografia
  • assegnare “troppi” compiti a casa
  • pretendere uno studio mnemonico particolarmente lungo (poesie)


Ottime strategie didattiche saranno quelle che si avvarranno dell’uso degli strumenti informatici e dei sussidi audiovisivi, che permetteranno di utilizzare anche gli strumenti compensativi: il permesso di registrare le lezioni (nel rispetto della privacy è meglio che di questo si incarichi direttamente l’insegnante, evitando che l’alunno gestisca la registrazione in autonomia), usare libri digitali (pdf aperto) e audiolibri, schematizzare alla lavagna, con poche parole-chiave i concetti spiegati in stampato maiuscolo, utilizzare esclusivamente (ove possibile) e in ogni caso prevalentemente le verifiche orali programmate e guidate con domande circoscritte e univoche. Le mappe mentali e concettuali sono un’importante strategia didattica che può favorire l’apprendimento di questi alunni: infatti le forme, i colori, in breve l’impatto visivo della “mappa” aiuta il bambino o ragazzo a ricordare il contenuto di quanto ha studiato. Esse sono strumenti validi in ogni disciplina di studio, utilizzabili per compiti ed obiettivi diversi in tutti i gradi scolastici, adatte per qualsiasi alunno che si voglia costruire un “solido” metodo di studio.
 

Normativa

Si citano le note e le circolari ministeriali MIUR e degli Uffici Scolastici Regionali, delle Regioni, dal 2004 ad oggi in ordine cronologico:

Nota MIUR 4099/A4 del 5.10.04 “Iniziative relative alla dislessia”

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Nota MIUR 26/A4 del 5.01.05 “Iniziative relative alla dislessia

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Nota MIUR 1/3/2005 “Esami di stato 2004-5”

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Nota 27/7/1985 “Attività di programmazione dell’integrazione scolastica degli alunni disabili. Anno scolastico 2005-6

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Nota MIUR 4600 del 10 maggio 2007 “Circolare n. 28 del 15 marzo 2007 sull’esame di stato conclusivo del primo ciclo di istruzione nelle scuole statali e paritarie per l’anno scolastico 2006-2007 – precisazioni”

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Nota MPI 4674 del 10 maggio 2007 “Disturbi di apprendimento – Indicazioni operative”

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Esami 2007

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Nota Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna n 13925 del 4/9/07 in “Disturbi Specifici di Apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia) in allievi non certificati in base alla legge 104/92. Suggerimenti operativi.”

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OM 8 marzo 2009 n.40 per lo svolgimento degli esami di Stato, scuola secondaria di secondo grado a.s. 2008/2009

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CM n 46 7 maggio 2009 Valutazione del comportamento ai fini dell’esame finale di Stato nella scuola secondaria di secondo grado (anno scolastico 2009)

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Anno scolastico 2007/2008″ – CM n 54 del 26.05.2008: “Esami di stato per la Secondaria di Primo Grado, anno scolastico 2007/2008 prova scritta a carattere nazionale”

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CM n 32 del 14.03.2008 Scrutini ed esami di stato fine primo ciclo anno 2008 (terza media)

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Ordinanza Ministeriale esami di stato 2008

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Nota Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna n 1425 del 3/2/09 “Disturbi specifici di Apprendimento: successo scolastico e strategie didattiche. Suggerimenti operativi.” Gli allegati sono scaricabili qui

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MIUR, regolamento sulla valutazione degli alunni, 13 marzo 2009.

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Scrutini ed esami di stato fine primo ciclo anno 2008 (terza media)

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NOTA MIUR n. 5744 del 28.05.2009 Esami di Stato per gli studenti affetti da disturbi specifici di apprendimento – DSA.

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Esame secondaria 1° grado – C.M. n.51 – 20 maggio 2009

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Disposizioni a conclusione a.s. 2008/09 – C.M. n 50 – 20 maggio 2009

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C.M.28 maggio 2009 – Anno Scolastico 2008-2009 – Esami di Stato per alunni affetti da disturbi specifici di apprendimento DSA.

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Delibera della regione Emilia Romagna del 26/01/2009 “Programma regionale operativo per disturbi specifici di apprendimento (PRO-DSA) in Emilia Romagna”

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MIUR om 44 prot 3446 del 5/5/2010 – Modalità organizzative per gli Esami di Stato della scuola secondaria di secondo grado

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Nuove norme in materia di disturbi specifici di appprendimento in ambito scolastico
Legge 8 ottobre 2010, n. 170 con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale nr. 244 del 18 Ottobre 2010

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Commenti alle nuove norme in materia di DSA in ambito scolastico (Lex 8/10/10)

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